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FARNETELLA


 


Bartolomeo Gherardini
(Auditore Generale in Siena)
Visita alle Terre dello Stato Senese Vol. I C. 232. “Memorie storiche del Castello di Farnetella”, 1676.

[a cura della Biblioteca Comunale di Sinalunga]

Il castello di Farnetella è lontano dalla città di Siena miglia venti, da Asciano otto, da Fojano e Sinalunga tre e da Rigomagno due.
Situazione del Castello. È situato in un poggio di buon aria, ha le mura nella maggior parte rovinate, ha due porte, e vi sono tre stradette tutte in piaggia.
Case del castello. Le case del castello sono piccole, e di poco ricetto, eccettuata quella di Augusto Gori, e l’altra dei Sergardi-Bindi, che sono commode, e di buona abitazione, non vi sono dentro la Terra citerne o fonti publiche, ma solo alcune citerne in casa di particolari. Non ha veduta dalla parte verso Scrofiano e Rigomagno, perché è ricoperto da alcuni poggi, ma sta bensi libera a ponente, verso Lucignano e Fojano e la maggior parte della Valdichiana, scoprendo anco Cortona e Castiglion Fiorentino e le montagne da più contorni.
Edificii pubblici. Li edifizii pubblici sono i seguenti, cioè: la casa del Comune, dove si fa il macello e la Salaja; una fonte, distante un miglio, d’acqua buona, la stanza del Granajo.
Poveri sono gl’abitatori di Farnetella, essendo o Mezzajuoli, o pigionali, o se qualcuno ha qualche camparello o vigna, non è propria, ma ne pagano il canone alla Comunità, e non è tale che li esenti dalle fatiche del campo.
Giurisdizione criminale e civile. È sottoposto al criminale al Capitano di giustizia di Sinalunga, e nel civile e misto all’offitiale di Scrofiano che vi va a tener ragione ogni mercoledi, havendo per sua abitazione il palazzo di giustizia con tre stanze.
Messo del Comune. Sta al suo servigio un pubblico messo, stipendiato dalla Comunità del luogo con salario di lire tre il mese, aspettandosi la di lui elezzione a’ Priori.
Appellazioni. Dalle pronunzie o sentenze dell’Offiziale predetto nelle cause, che da lire 10. non passano la somma di lire 100. se ne da l’appello nelle seconde istanze al Capitano di Giustizia di Sinalonga, e in quelle che passano la detta somma di lire 100. alli Auditori della Ruota di Siena, valendosi sempre l’offiziale per le sue mercedi della tariffa generale dello Stato, e quanto alli Statuti si serve di quelli del luogo scritti in cartapecora et approvati per ultimo li 25. gennajo 1674.
Non ha stipendio alcuno l’offiziale, ma solo li utili del banco. Alla fine dell’Offizio, sta a sindacato in Scrofiano precedente i bandi in Farnetella.
Ne i negozii de’ Pupilli è sottoposto il castello al Magistrato del Placito di Siena.
Priori della Comunità.Tre sono i Priori che rappresentano la Comunità di Farnetella, l’offizio loro è trimestrale con salario di giuli due per ciascuno. Non vi è tempo preciso quanto tempo debba durare il bossolo de’ Priori, includendovi ancora quelli della Corte. Questo bossolo si conserva nel Palazzo di giustizia, serrato a due chiavi, una tenuta dal capo Priore e l’altra dal Camarlengo: si fa anco la borsa delli sciolti in caso di vacanza o renunzia o similmente quello de’ Camarlenghi.
Camarlingo della Comunità. L’offizio di questo è annuale, principiando a luglio con salario di lire sedici, oltre a lire 1,68. per misuratura di ciascun maggio di grano e deve rendere conto ogni sei mesi al magistrato de’ Conservatori fatto prima il sindacato nel luogo con salario, a due sindaci eletti da’ Priori, di lire due e di lire quattro al notaro per il rogito.
Consiglio publico.Il Consiglio è a ragione di uno huomo per casa de conferenti, nè possono adunarsi in minor numero di 18.

Non sono in Farnetella ne medico ne cerusico, ne predicatore.
Provento della medesima. Vi è il provento del macello, che vende la carne secondo i prezzi, che li prescrive il Magistrato della Grascia di Siena, eccettuato per la vaccina che lo fanno i Priori. Si esercita in stanza di Comunità e si vende all’incanto a pro della medesima.
Non vi è pizzicaria nè osteria e però la comunità non paga ne stallaggi ne alloggi a famegli di campagna.
Sale e suo prezzo. Si fa il bossolo de’ Salajoli dagl’istessi accoppiatori detti di sopra, includendovi sei de’ meglio stanti, et ogni anno se ne cava uno a sorte che leva il sale in Grosseto, e lo vende senza farne distribuzione a quattrini quattordici la libbra.
Non è tassato il castello in somma certa di sale, ma se ne leva secondo il bisogno, che suol essere moggia una, staja 12 e si paga lire dugento quarantotto il moggio oltre al solito quattrino per le strade.
È sottoposto il castello alla gabella de’ contratti e del Piè tondo, et è sottoposta agl’istessi appalti che vagliano nella città di Siena, e sono simili a quelli di essa i pesi e le misure.
Vi sono presentemente nel castello una bottega di fabbro et una di legnaiuolo.
Giurisdizione spirituale. Nello spirituale è sottoposto il castello di Farnetella a Monsignor Vescovo d’Arezzo e dentro vi è la chiesa con il Fonte battesimale e cura, d’anime per la terra e corte sotto il titolo di S. Gio: Batta di libera collazzione, con annuo frutto di scudi sessantacinque parte in stabili e parte in decime oltre agl’incerti, con obbligo di celebrarvi in tutte le feste di precetto, e mantenimento della chiesa cera per la Purificazione, e di lire 3,5. al suo ordinario di cattedratico.
Benefizio della Madonna delle Nevi. In questa chiesa vi è un benefizio semplice sotto titolo di S. Maria delle Nevi, juspadronato della comunità con obligo della festa titolare, et assistere agl’offizii divini, che si celebrano nella Pieve e mantenimento dall’Altare, e fruttarà scudi quattordici in stabili.
Chiesa e Compagnia di S. Croce. Chiesa e Compagnia laicale con cappa sotto titolo di S. Croce, che elegge il suo Cappellano d’anno in anno, quale rende conto a due Sindici deputati dal Priore. Le sue entrate in anni tre ascendono a grano staia ottantre e 1/2 e vino some sei, dependendo da stabili, quali consuma nell’adempimento de suoi obblighi, e mantenimento della Chiesa.
Benefizio di S. Michele. In questa chiesa vi è un benefizio semplice sotto titolo di S. Michele Arcangelo e dicono, che sia juspadronato de’ Sergardi-Bindi o de’ Pinocci di Siena e dell’Amidei di detto castello e di questo benefizio non si sanno le rendite certe, ma l’obbligo è di celebrare in detta Chiesa tutte le feste comandate, et anco un giorno della settimana, et altra Messa la settimana, in altra Chiesa detta di Castelvecchio.
Spedale. Nel Castello di Farnetella vi è uno Spedaluccio della Comunità, che ha d’entrata stara 28. grano per affitto di terre e lire quattordici di denari, et ha per obligo dare per la festa di S. Giovanni al Pievano lire una soldi 10. e simil somma alla cappella delle Nevi. Spiana per la Pasqua (Intendi Natale) e per la Resurrezione staja 12. grano che si distribuisce alle case dalla terra, e deve ricettare i poveri. Si maneggiano l’entrate di questo Spedale da un particolare della terra, che si elegge di tre in tre anni dal pubblico Consiglio, senza salario alcuno, e rende conto ogni tre anni a Conservatori. Nell’istesso tempo, che si elegge detto Camarlengo, si deputano anco due Santeri, che durano in carica quanto il Camarlengo, senza stipendio alcuno.
Anime e fuochi del Castello o Corte. Nel Castello di Farnetella vi sono quarantre fuochi che fanno centoventinove anime, delle quali sono i maschi n.° 61. e da comunione n.° 91. Nella corte vi sono vinti sette fuochi che fanno centoquarantotto anime, i maschi delle quali sono n.° 76. e da comunione n.° 104. Vi sono soldati pedestri n.° 31. et uno a cavallo, sotto la banda e rassegna di Sinalonga.
Poderi della Corte. Tra questi fuochi della Corte vi sono sedici poderi, quattro de’ quali si possiedono dagli Eredi di Giulio Gori, dieci da i Sergardi-Bindi, uno dagli Eredi di Turno Pinocci et uno dalla Pieve.
Sementa e raccolta della Corte.
Si semina un anno per l’altro in questa Corte grano moggia diciassette, e se ne ricerrà cento cinque, vino some cinquecentoventi, olio stara centoquaranta, il tutto di buona qualità.
Bestiame della Corte.
Presentemente nella Corte vi è l’infrascritto bestiame:
Bestiame vaccino n.° 114
Bestiame minuto n.° 370
Bestiame porcino n.° 46
Bestiame da soma n.° 45

Corte sua qualità e confini. Sarà la corte suddetta, sarà miglia cinque di circuito tutte colline e poggi, parte vestita di cerri e scopeti e parte spolta, et il terzo di essa è della Comunità et è paese poco fertile. Intorno al Castello è coltivato a grano e olivi, e le vigne sono nel piano lontano un miglio dal castello. Vi è solamente un poco di pianura lungo la Foenna tutta di particolari. Confina con la corte di Lucignano, di Trequanda, di Asciano, delle Serre e di Rigomagno.
Bandita iandia. In questa corte vi è una bandita iandia parte di cerro e parte di farnio e parte di quercie; l’usufrutto della quale si vende ogn’anno all’incanto, et è riservata per il compratore da S. Agnolo di settembre a tutto carnevale.
Boschi e sue tagliate. Oltre a questa bandita possiede la comunità più quantità di boschi per taglio di fascine. Cinque sono le tagliate di questi boschi, vendendosene ogni anno una all’incanto distribuite in preselle, delle quali se ne faranno in ciascuna tagliata circa trenta e vendesi separatamente all’incanto.
Mulino della Comunità. Non vi è che un mulino nella Corte, e questo attiene alla Comunità, che macina in tempo di piene. Lo tengono a linea i Sergardi-Bindi e ne pagano un moggio di grano di canone: Non serve questo per i bisogni della Corte, onde gli conviene andare a Rapolano, a Rigomagno e ad Asciano.
Perpetue. Oltre a sopradetti terreni ve ne ha la Comunità alcuni altri dati a perpetuo a diversi, et in specie a Sergardi Bindi, che ne pagano stara trentanove e possono alienarle, e darle in dote, e farne ciò che a loro aggrada.
Oliviera. Non vi è altro che un oliviera andante nel castello attinente ai Sergardi-Bindi.

Non passa altro fiume per questa corte, che quello della Foenna e non vi sono nè bagni nè acque minerali.
Chiesa di S. Maria. Le Chiese della Corte sono le seguenti: Chiesa di S. Maria posta a piè del castello senza entrata alcuna, ma mantenuta con accatti, e vi fanno per devozione tre feste, cioè nel giorno dell’Assunta, nella Pentecoste e nel giorno di S. Maccario. (Si celebra il 3 gennaio)
Chiesa e Romitorio di S. Pietro. Chiesa con il suo romitorio sotto il titolo di S. Pietro in Vincolis, questa è dela Comunità, che a suo tempo elegge il romito, il quale ha obligo celebrarvi la festa titolare, (La quale, com’è noto, cade il 1º di Agosto) e gode un pezzo di castagneto, una vignarella et alcune terre.

Entrate della Comunità. L’entrate della comunità di Farnetella nello stato presente sono.
Provento del macello venduto quest’anno L. 17.
Provento della canova venduto per L. 1,6.
Preselle di pali di boschi venduti per L. 40,6.
Bandita descritta di sopra venduta per L. 11,5.
Perpetue a denari sono L. 60. l’anno.

Lire diciotto annue che pagano i Sergardi-Bindi del provento dell’osteria e di più lire due per perpetua della loro casa posta in Farnetella.
Castagni spezzatamente posti in due luoghi e sono in tutto nove redoni, l’usufrutto de’ quali si vende ogn’anno a pubblico incanto. Molino dato a linea a Sergardi-Bindi, che ne pagano moggia uno di grano l’anno.
Terratici a grano e segala. Queste sono certe terre della Comunità, che si seminano da particolari, costumando i Priori in tempo della mietitura andarvi et arbitrare le semente, e devono pagare il terzo di quello che seminano, ma rendono poco frutto.
Perpetue a grano di più e diversi terreni della Comunità, pagandosi de’ poderi grossi lire tre, da altri mediocri lire una sol. 10. da altri lira una et anco un giulio e sei crazie, et ogni anno rendono lire 35,4.
Ha da risquotere la comunità lire 239,10 – e grano stara diciannove, et all’incontro ha debito con la cassa de Conservatori scudi quattrocentotre, alla Biccherna non paga, e coll’Opera di Siena va del pari.
Queste entrate in anni dieci hanno reso a denari lire mille novecento cinquanta sette, che sono a ragione di lire 195,14. ogni anno et a grano tra perpetue e terratici staia 38. e segale 3.
Uscita della Comunità. L’uscita della Comunità predetta consiste negli appresso capi:
All’Opera di Siena L. 18 – –
Per feste e offerte al Pievano L. 8 – –
A Conservatori L. 119 4 –
Al Capitano di Sinalunga con il cavallaro L. 132 – –
Al Podestà di Trequanda L. 72 – –
Al Podestà di Torrita L. 60 – –
Per lettera di Biccherna e Sale L. 6 – –
Al meso del Comune L. 36 – –
A’ massari delle preselle L; 1 10 –
Per libri, carta e inchiostro L. 2 – –
A Sindaci e Notaro L. 13 10 –
Al Vescovo per censo oltre staja 7 grano L. 21 – –
A’ Priori della Comunità L. 16 – –
Al Camarlengo L. 16 – –
Per coltura e misuratura L. 8 – –
Per revisioni, lettere e viaggi L. 40 – –

Vi è poi da considerarsi la spesa straordinaria havuta in considerazione nella tavolella dal 1640. per lire 14. – dalla casa del Comune, et è cessata la spesa di lire 22. – per gli scrittori de vini.
Questa uscita secondo le sopradescritte spese ascende annualmente a lire 575,4.–oltre alle lire 14. di spesa straordinaria già detta di sopra.

 







 

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