Comune Sinalunga






< HOME


rb

| < TERRITORIO | BETTOLLE | FARNETELLA | GUAZZINO | RIGOMAGNO | SINALUNGA |

SCROFIANO


 


Giovanni Antonio Pecci
Memorie storiche, politiche, civili e naturali delle Città Terre e Castella che sono e sono state suddite della città di Siena, Siena 1740/1758 ms

[a cura della Biblioteca Comunale di Sinalunga]

In distanza dalla Città di Siena miglia 20., otto da Asciano, cinque da Torrita e Foiano, e due da Lucignano, Rigomagno, Asinalonga, e Farnetella, esiste sopra un Poggio la piccola Terra di Scrofiano, a cui dalla parte verso Asinalonga, e verso Farnetella sovrastano Monti superiori, siccome dalla parte di Ponente ancora altro Poggio le resta superiore, dimodo tale, che la Terra non ha altra apertura, che da Levante verso Lucignano, e la Pianura della Valdichiana.
Il sito è assai scosceso, e tutte le strade simili, a riserva di quella del Borgo nella parte più inferiore della Terra, che è più facile delle altre.
Può credersi che fosse circondata da mura, perché tuttora, dove corrispondono, colle loro abitazioni i particolari del luogo, si riconosce esservi state, ma in tutte l’altre parti si conoscono esservi spianate fino ai fondamenti.
L’aria è giudicata mediocre, e le Case non sono né di bella apparenza, né commode, a riserva di quella de Gori, del Proposto, e de Gagnoni, che compariscono le migliori.
Quasi nel più alto della terra esiste la Chiesa Collegiata, non molto grande, ma moderna però, perché resarcita di fresco, ornata con cinque Altari di Stucchi, e bene officiata.
E nell’ingresso della Terra per la parte inferiore vi è la Chiesa e Convento dei Padri de Servi, la Chiesa de quali è molto bene intesa con sei Altari di Stucchi, assai grande, ma nel rimanente della Terra non vi è vaghezza, né cosa alcun rimarcabile.
Pochissime Famiglie Civili, e commode esistono in Scrofiano, sì che conviene agli abitatori, per sostentarsi, lavorare la Terra mercenariamente.
Nel criminale è sottoposta al Capitano di Giustizia di Asinalonga, e nel civile, e misto a un Notajo, che è obligato tener ragione ancora nel Castello di Farnetella ciascun mercoledì, e questo nella direzione delle cause si regola cogli Statuti particolari del luogo, scritti in cartapecora e di carattere assai antico.
Tre sono i Priori che rappresentano la Comunità, con officio di tre mesi, tratti a sorte da un Bossolo, che dura, tre anni, e formato da due deputati eletti dal Consiglio dal numero di sei, nominati da Priori, che finiscono, e in simil modo eleggono i Camarlenghi.
Diciotto sono i Consiglieri del Consiglio ordinario, che non durano più che tre mesi, e eletti da Priori, e Camarlengo.
Ma per conferire benefizii di padronato della Comunità vi è il Consiglio Generale, nel quale interviene un Uomo per casa tanto della Terra che della Corte. Questo Consiglio, elegge ogn’anno, due Massaj o Stimatori pe i danni dati, perché sono ancora impositori de prezzi delle carni, tre Santeri, soprintendenti allo Spedale, e altri tre sopra la Fraternita, e il Camarlengo della medesima Fraternita, il predicatore per la Quaresima, elegge due Fanciulle, alle quali il Camarlengo dello Spedale è obligato dare due gonnelle, e altre due Fanciulle, alle quali il medesimo Spedale dà per limosina scudi, dieci per ciascuna, elegge il temporatore dell’Oriolo publico, il Maestro della Squola, e ogni tre anni il Camarlengo, e Spedaliere.
Sono simili a quelli della Città di Siena i Pesi, e le Misure, eccettuata però la misura del Terreno, perché ogni stajo d’essa ne fa quattro staja Sanesi, e il Braccio è un terzo maggiore di quello di Siena.
È sottoposta nello Spirituale alla Diocesi e Vescovo di Pienza, e dentro la Terra ci sono le Chiese
– della Collegiata, dedicata a S. Biagio, eretta in Collegiata circa al 1566., con autorità Pontificia, ma con la sola dignità di Preposto, e cinque Canonici. Il Preposto hà peso della cura dell’Anime, e del Fonte Battesimale, e il beneficio o Patronato della Comunità. Questo Preposto hà voto doppio in Capitolo, e tanto esso che i Canonici sono obligati alla residenza continua capitolarmente, e devono celebrare due settimane per ciascuno, a vicenda, coll’applicazione del Sacrificio per il Popolo. Questa Chiesa fù consacrata dal Vescovo Francesco Maria Piccolomini di Pienza, e Montalcino il dì 21 Agosto 1583. conforme apparisce dalla memoria in pietra, che ivi esiste. In mezzo di questa Chiesa esiste una lapide Sepolcrale, con una figura in mezzo, rappresentante un Prete, e attorno si leggono le parole

Rectorud Ecclesia de Scrufiano,
factum tempore Laurenti Johannis Rectoris
ejusdem MCCCCXLV.

Vi è ancora in questa Collegiata l’Opera, totalmente Ecclesiastica, con entrata di circa scudi 25. in Stabili, maneggiata da Canonici, che ne rendono conto al Vescovo di Pienza, e con questa entrata si supplisce al mantenimento della fabbrica, e degli arredi sacri.
– Chiesa sotto titolo di S. Niccolò, con Convento dei Padri dei Servi di Maria, dove dimorano sei o sette Frati, e di questi quattro Sacerdoti.
In questa Chiesa presso l’Altar maggiore, in pietra si legge

Ecclesia S. Nicolai per Episcopum Aretinum Bosimun
Ubertini Florentinum die XVI. Maii
consacrata fuit Anno D.ni MCCCXLVI.

– Oratorio e Compagnia Laicale, con Cappa, sotto titolo di S. Salvadore.
Esiste ancora sotto il sopradetto titolo in Scrofiano lo Spedale, il di cui Spedaliere si elegge, ogni tre anni dal Consiglio Generale, con obligo di render conto a Conservadori. Coll’entrate di questo Spedale quando arrivano a somma bastante si dotano due Fanciulle, con scudi dieci per ciascuna, si spianano staja nove di Grano per i poveri nella Festa di S. Antonio, si comprano Braccia 16. di Londinella per due Gonnelle a due Fanciulle, si pagano lire 14. al Cancelliere della Comunità, e senza dargli il vitto, ricetta per tre giorni i malati, e non potendo caminare gli dà la cavalcatura per le Serve(?).
Esiste ancora in Scrofiano, sotto il titolo di S. Orsola, la Fraternita membro della Comunità governata da un Camarlengo eletto, ogn’anno per Consiglio, che rende conto a Conservadori. Fra gli altri oblighi, che hà questa Fraternita vi sono quelli di fare le feste di S. Orsola, S. Lorenzo, e Antonio Abate e di spianare per S. Orsola staja 35. di Grano, in pane, per i Poveri.
È in questa Terra un Monte pio, eretto a benefizio de poveri, che hà di capitale circa staja 655. di Grano. Per questo Monte si eleggono ogni tre anni tre Montisti, che prestano a stajo raso e ricevono a stajo colmo.
Nel 1676. non era in Scrofiano maggior numero di Fuochi, che di 116., e Anime circa 337., nella Corte Fuochi 45. e Anime circa 265.
La Corte è ristretta, e più della metà è boschiva, poiché dalla parte delle Colline d’Asinalonga, Farnetella, e Trequanda è circondata da Boschi, il restante poi, cioè quella parte che è più vicina alla Terra è molto coltivata a Olivi, e l’altra, che si estende verso il piano, che è poca, è lavorativa, e fruttifera a Grano, e Vino in conformità degl’altri terreni di Valdichiana.
Non vi sono né Bagni, né acque minerali, vi passa il Fiume Foenna, dal quale, dicono gli Abitatori ricavarne molti danni per non esser capace di ricevere tutte le acque, e vi sono solo due Molini, che in tempo d’estate non suppliscono alla bisogna, e i confini sono colle Corti di Asinalonga, Farnetella Lucignano, e delle Chiane.
Sono in questa Corte gli Oratori, di S. Giovan Batta, delle ragioni del Preposto, fabbricato con questua, di S. Cristina, annesso al Canonicato sotto questo nome, di S. Rocco, sostenuto con limosine, di S. Maria del Soccorso, senza entrate certe, di S. Donisio, di Patronato della Comunità dove dimora un Romito, eletto dalla Comunità, e di S. Maria delle Nevi, officiato dalla Compagnia Laicale con Cappa.
Di questa Terra d’antichissimo Dominio de SS.ri Cacciaconti di cui scrisse Francesco Dini Scrufianum triste venaturibus londatum Longobardis nomen relictum, anichissimo dagli atti pubblici e da Cronisti se ne ritrae, che possa conferire a qualche schiarimento di punto di Storia, profittevole per gli eruditi.
Non è da dubitarsi che i Signori Cacciaconti ne secoli più remoti non la possedessero, e facilmente la facessero ancora fabbricare, ed è altresì incontrastabile, che la Republica di Siena ben presto vi acquistasse ragioni, ma quando questo seguisse ne Kaleffi non hò ritrovato Strumento alcuno, che me l’adebiti, solamente nelle deliberazioni del Consiglio generale del 28. Dicembre 1271. hò osservato, essergli stata tolta la residenza del Podestà, contrasegno evidente, che di quel tempo era già alla Republica Sanese soggetta.
Erano l’anno 1300. gli Abitatori di questa Terra talmente in discordia tra chi, che non bastando le parole venivano spesso alle risse, e da queste passavano a ferimenti, e agli omicidi, esclamarono gl’uomini da bene, e empiavano, di querele e lamenti le orecchie de Governatori della Republica, i Popoli, circonvicini talmente, che ridotti Scandalosi, e acquistato il nome di torbori e sanguinarj, fù duopo al Consiglio generale della Città di Siena, ordinare a SS.ri Nove che li facessero punire severamente cogl’esili, e colla morte dei più rei, conforme, infatti spedito a quella volta un Commissario, ne riportarono le pene del meritato castigo, e a più inquieti convenne rimettersi alle leggi de Maestrati.
Si ritruovava Scrofiano non sufficientemente fortificato di mura e di Torri, ma considerando esser sito molto a proposito per antemurale da quella parte di Valdichiana, deliberò per tanto il dì 8. Novembre 1342. il Senato che si fortificasse, e vi si facesse il Cassero ancora, conforme in quel medesimo tempo in altre Terre fù ordinato l’istesso.
Nella venuta in Siena dell’Imperador Carlo IV. l’anno 1355. i Conti Nuccio, Arrigo, e, Ranieri di Binduccio, e Conte, e Bartolomeo della nobilissima Famiglia Cacciaconti si pruovarono tentare la sorte di ritornare nell’antico possesso delle Terre loro, ed infatti si ottennero da quel Monarca un’amplio diploma, per cui, tanto a sopranominati, che a loro eredi, gli concedé moltisime distinsioni, in questo Diploma espresse, e i Feudi di tutte le Terre, che possedevano, gli antenati loro, tra le quali il Castello di Scrofiano. Ma a poco valsero le carte, perché, coll’arme alla mano le difesero i Sanesi, di niuna ne riacquistarono il Dominio, conforme è noto notissimo per le Storie di quei tempi.
Gran valore dimostrarono gli Scrofianesi l’anno 1432., allorché la Republica di Siena, confederata col Duca Filippo Visconti di Milano, e co’ Genovesi, si ritruovava in guerra co’ Fiorentini, e devastarono questi spesse volte, colle scorrerie, e colle prede, lo Stato Sanese: Ripararono i Confederati quanto poteano, ma non essendo a portata di potere accorrere da tutte le parti, quindi ne avvenne, che, ammassata da Fiorentini numerosa soldatesca, mossero dal Monte S. Savino e corsero a assaltare la Terra di Scrofiano, ma da quegli Uomini valorosamente ributtati, lasciarono non poca quantità di caduti sotto le mura.
Per questa deliberazione nello Statuto della Terra parlando della Festa di S. Quirico, come deva celebrarsi, si legge che il dì 15. di Luglio 1432. i Fiorentini, sotto la condotta di Niccolò da Tollentino, e Michelotto diedero la Battaglia a questo Castello, rompendo le mura, e scalandole, e non ostante si partirono con loro danno, e poco onore, e questo successe il giorno di S. Quirico, e però fù da Terrieri ordinato per Statuto, che in perpetuo, ogn’anno per il Rettore della Chiesa di S. Biagio, in Scrofiano si deva fare un officio, e per detta festa, e officio deva avere il Rettore, ogn’anno scudi sessantacinque.
Ma se gli Scrofianesi coraggiosamente respinsero gli assalti nemici nel 1432., non così loro successe nel 1554. allorché attaccata questa Terra dagli Imperiali, mentre la Città di Siena si trovava assediata, il dì 8. di Giugno gli convenne soccombere, e soffrire dipoi il devastamento delle publiche mura, e vedersi ridurre a Borgo di Case, conforme si truova presentemente.
Si è questa piccolissima Terra, da più antichi tempi, che se ne possa avere ambo cognizione fino a correnti, sempre mantenuta con pura cultura, senza aplicazione a studi di sorta alcuna, e però non hà prodotto soggetti, che l’abbiano illustrata, né con dignità, né con posti distinti, e gli Abitatori dediti alla cultura de campi si son contentati vivere colle fatiche, e con quelle poche sostanze, che di tempo in tempo hà prodotto la terra, dimodo che non saprei ritruvarne alcuno, che degno fosse da porsi in considerazione, se pure non facesse menzione di quel solo Fra Niccolò Religioso Servita passato all’altra vita con concetto di straordinaria bontà, e di letteratura insieme, che fù provinciale di Genova l’anno 1558., che professò la medicazione, con particolare acclamzione, e morì poi nella Terra di Budrio, conforme scrive il Giani nella storia della Religione Servita.

 

 

 







 

brevi notizie tratte da:

| PECCI |

Galleria Fotografica